Alla fine del III sec. d.C., nel mondo romano fa la sua comparsa una tipologia di elmi che sarà prodotta e utilizzata almeno fino quasi alla fine del V sec.

Si tratta dei cosiddetti “elmi ad arco”, in inglese “ridge helmets”: nomi che derivano dalla banda centrale rialzata che unisce le due semicalotte che compongono l’elmo.

Molto spesso, questi elmi vengono considerati di minor qualità e meno robusti dei precedenti elmi a calotta in un unico pezzo (es. tipi Weisenau, Niedermömter e Niederbieber), particolarmente per quanto concerne i modelli di elmo ad arco più “leggeri”, ma tali considerazioni non sono del tutto esatte.

Elmo ad arco “leggero”, tipo Intercisa I

Infatti, in generale le varie tipologie di elmo ad arco vanno a proteggere le stesse aree dei modelli precedenti, e anzi in certi casi forniscono una protezione anche maggiore – è il caso di quegli elmi ad arco “pesanti” che presentano, oltre a paragnatidi particolarmente coprenti, anche una protezione per il naso.

In più, che gli elmi ad arco siano meno robusti dei modelli precedenti per il fatto di essere composti da più parti non corrisponde del tutto al vero. Infatti, una calotta realizzata in un unico pezzo presenta comunque degli inevitabili punti di assottigliamento, dovuti alla lavorazione del metallo. Una calotta composta in più parti invece minimizza questo problema, e la banda rialzata centrale rende estremamente robusto il punto più sottoposto ai colpi – inoltre, alcune tipologie di elmo ad arco presentano ulteriori piastre laterali di rinforzo, che vanno ad aumentare la robustezza della calotta.

 Elmo ad arco “pesante” del tipo Burgh Castle.

È ormai generalmente accettata l’ipotesi che gli elmi ad arco abbiano origine in Oriente, lungo l’area di frontiera tra l’impero romano e quello persiano sasanide. Ne sarebbe una prova quello che è stato identificato come il “prototipo” degli elmi ad arco, un elmo probabilmente sasanide rinvenuto a Dura Europos, datato alla seconda metà del III sec.

Gli elmi ad arco si dividono in due macrocategorie principali: una “leggera” e una “pesante”. La prima è caratterizzata da paragnatidi relativamente strette, a copertura delle sole guance, e dall’assenza di una protezione per il viso, mentre gli elmi della seconda tipologia normalmente hanno paragnatidi decisamente più coprenti e un nasale. Gli elmi ad arco “leggeri” sono stati anche classificati come elmi da fante, mentre quelli pesanti sarebbero da identificare come elmi da cavaliere; tuttavia, anche se alcuni elmi ad arco “pesanti” sono sicuramente appartenuti a reparti di cavalleria – lo sappiamo direttamente da iscrizioni presenti su alcuni elmi –, non esiste in realtà nessun elemento concreto per il quale si possa operare una distinzione tanto netta.

Mentre generalmente i tipi “leggeri” presentano fori auricolari, i tipi “pesanti” più spesso ne sono del tutto privi. Esistono però anche le vie di mezzo: gli elmi ad arco di tipo Coblenza presentano infatti delle piastre forate in corrispondenza delle orecchie, unendo così l’efficacia protettiva alla possibilità di udire chiaramente.

Diversi esemplari mostrano decorazioni di vario tipo: argentatura o doratura delle superfici metalliche, decorazioni incise o punzonate (tanto sulla calotta che sulle paragnatidi), rivetti posti sulla calotta e sulla cresta centrale e, negli esemplari più ricchi, inserzioni di pietre preziose.

Un altro modo con il quale gli elmi ad arco potevano essere decorati era per mezzo di creste, sia organiche – come testimoniato almeno dall’iconografia – che, particolarmente nel IV secolo, metalliche. Queste ultime presentavano assai spesso una piccola piastra decorativa frontale, sul quale era presente il cristogramma.

Un elmo ad arco con cresta metallica e piastra frontale recante il cristogramma.

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