Come ricostruire un legionario tardo romano? Una breve guida

Come ricostruire un legionario romano del IV-inizi del V sec. d.C.?

Navigare tra le innumerevoli fonti per ottenere una ricostruzione soddisfacente di questa importante figura non è facile, ed è del resto anche facile incappare nei cosiddetti “rievocatorismi”.

Per questo, abbiamo pensato di creare una piccola guida su come ricostruire in maniera adeguata un soldato romano della tarda antichità.

Rievocatori del Numerus Italorum, con molti dei nostri pezzi. Ph. Martina Cammerata

Il vestiario

La cosa più importante dalla quale iniziare è naturalmente il vestiario, e in particolare la tunica.

Anche se nella tarda antichità erano molto diffuse le cd. “tuniche copte”, usualmente bianche con decorazioni intessute o applicate, per i militari (specie se in armatura) sembra notarsi la tendenza ad avere tuniche monocrome, completamente rosse (o colori similari, come il marrone o l’arancione). Tra gli innumerevoli esempi, un famoso soldato da un mosaico di Santa Maria Maggiore, a Roma, degli inizi del V sec.

Le tuniche tardo antiche, in lino o lana, hanno usualmente un corpo molto ampio e maniche piuttosto strette.

Tunica militaris. Clicca qui o sull’immagine per saperne di più.

Quanto alle gambe, queste dovranno essere coperte o da un paio di pantaloni “tipo Thorsberg”, piuttosto attillati e con piede, di colore usualmente grigio-azzurro o bianco.

Come alternativa, utile anche per sopportare le temperature più alte, si possono utilizzare un paio di fasce da gamba.

Infine, la cintura. Pur esistendo anche modelli molto semplici, le cinture più diffuse tra i militari di questo periodo hanno numerose appliques metalliche a forma di elica applicate al cuoio tramite ribattini. Anche in questo caso, il colore migliore da usare per il cuoio della cintura è senz’altro il rosso, come visibile in diverse fonti iconografiche.

Cintura tardo antica completamente realizzata in Italia da Res Bellica.

Le calzature

Tra le varie calzature possibili, la più tipica del IV secolo sembra essere il campagus. Si tratta di un tipo di scarpa aperta che nel VI-VII secolo è relegata all’ambito di corte, ma che nel IV era una scarpa a uso militare, o comunque anche campestre, vero e proprio. La si può infatti vedere per esempio nelle cacce dei mosaici della Villa del Tellaro, o indosso ai Tetrarchi in armatura nella famosa statua oggi presso la Basilica di San Marco a Venezia.

I nostri campagi. Clicca qui o sull’immagine per saperne di più.

L’armamento difensivo

La corazza sicuramente più diffusa nell’esercito romano tardo antico è la cotta di maglia, usualmente lunga fino al ginocchio e con maniche con lunghezza variabile dal gomito al polso, circa della stessa forma a croce delle tuniche contemporanee. Assai probabilmente esistevano sia modelli chiusi sul fondo che con uno spacco, almeno frontale, come sembra visibile in una miniatura di una delle copie della Notitia Dignitatum.

Non è improbabile che i soldati delle prime linee e i cavalieri pesanti indossassero anche una manica segmentata, che compare egualmente nella Notitia e che per i cavalieri è descritta da Ammiano Marcellino.

La difesa delle gambe poteva essere invece affidata a schinieri in metallo, anche se per il IV e V secolo non sono chiaramente attestati esemplari a livello archeologico e dalle fonti iconografiche non sembrano molto presenti.

Schinieri in ferro. Clicca qui o sull’immagine per saperne di più. 

Quanto all’elmo, quello sicuramente più iconico e rappresentativo dell’esercito romano tardo antico è l’elmo ad arco. Questo spesso aveva un rivestimento esterno in materiale prezioso (argento o addirittura oro), e non di rado aveva una cresta, organica o metallica. Specie per quest’ultima non è ancora chiaro se avesse un ruolo specifico di identificazione per determinati soldati o se fosse diffusa a livello più ampio.

Elmo Intercisa con cresta metallica

Elmo Intercisa con cresta metallica. Clicca qui per saperne di più

 

Elmo tipo Intercisa argentato, realizzato totalmente a mano in Italia. Clicca qui o sull’immagine per saperne di più.

Leggi anche Gli elmi ad arco tardoantichi

Un altro tipo di elmo senz’altro già diffuso nel IV sec. è lo spangenhelm. L’esemplare più rappresentativo è sicuramente quello cd. “di Leiden”, proveniente dall’Egitto ed esemplari simili al quale sono stati rinvenuti anche in altre parti dell’impero (es. Dalmazia).

Spangenhelm tipo Leiden. Clicca qui o sull’immagine per saperne di più.

Il pezzo più importante dell’equipaggiamento difensivo di un legionario restava sicuramente il grande scudo, tondo od ovale. Piatto o lenticolare, con un umbone di ferro al centro e forse con un alloggio per le plumbatae, lo scudo recava l’insegna dell’unità di appartenenza del soldato.

Scudo tardo romano

Scudo tardo romano di nostra realizzazione. Clicca qui o sull’immagine per maggiori dettagli.

Nostra ipotesi ricostruttiva di un alloggio per le plumbatae, realizzato su richiesta per un cliente.

Le armi

Le armi del soldato tardo romano sono varie, ma si può ben dire che la principale sia la lancia da urto. Oltre a questa, tuttavia, almeno due tipi di arma da getto accompagnavano il legionario tardo antico: lo spiculum (una sorta di successore del pilum, con innesto a manicotto e barbigli) e la plumbata (un corto dardo con un peso in piombo).

Parte metallica di uno spiculum.

 

Infine, al fianco sinistro del soldato romano del IV-V sec. d.C. pendeva la spatha, un’arma bianca ben più lunga del precedente gladius e votata particolarmente a potenti colpi di taglio, come del resto attestato anche nelle fonti scritte (es. Ammiano Marcellino).

 

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