Recentemente, abbiamo intrapreso per un cliente la ricostruzione di un paio di pantaloni celtici riferibili al III sec. a.C.
Un compito all’apparenza semplice…ma che in realtà ha richiesto molta ricerca.

Che pantaloni utilizzavano di preciso i Celti?

In Europa l’uso dei pantaloni venne introdotto dalle popolazioni celtiche, che verosimilmente assunsero l’uso di questo indumento tramite i contatti con i popoli dell’area eurasiatica, classicamente denominati “Sciti”, intorno al VI secolo a.C.

Tracciare le origini dei pantaloni non è facile: in quanto materiale deperibile i reperti archeologici sono pochissimi. L’iconografia è di difficile interpretazione: non essendo generalmente ben visibile l’area dell’addome, non è possibile distinguere veri pantaloni dall’uso di gambali (leggings) abbinati al perizoma.

Si può tentare tuttavia di tracciare almeno a grandi linee la loro comparsa e diffusione attraverso i pochi reperti conosciuti.

L’invenzione dei pantaloni è collegata all’equitazione, da lì nasce l’esigenza di coprire e proteggere la parte inferiore dell’addome, gli inguini e la zona genitale, rendendo un unico indumento, senza soluzione di continuità, l’abbinamento gambali perizoma utilizzato già da tempi molto antichi (ben noto l’abbigliamento della Mummia del Similaun, Oetzi). Logico aspettarsi, quindi, che l’apparizione di questo indumento sia da ritrovare laddove si trovano le prime tracce di domesticazione del cavallo e del suo uso come montatura.

Al momento attuale il più antico reperto conosciuto, pubblicato e con datazione affidabile, sembrano essere due indumenti dalla Necropoli Yanghai, nella regione di Xinjiang, Cina nord-occidentale, dove anticamente si parlava la lingua tocaria (lingua indoeuropea estinta da circa un millennio).

Difatti, nonostante siano noti in letteratura altri esempi di pantaloni di datazione molto antica, questi due reperti di pantaloni (tomba M157 e M21), sono stati recentemente attentamente datati e studiati nel dettaglio, fornendo così dei punti di riferimento certi e solidi da cui tracciare nascita ed evoluzione dei pantaloni. 

I pantaloni della tomba M157 sono datati al radiocarbonio tra il XIII e l’inizio dell’XI secolo a.C., mentre quelli della tomba M21 sono datati tra l’XI e il X secolo a.C. 

Entrambi sono realizzati inserendo un elemento a croce nell’inforcatura, ad unire insieme le due parti cilindriche per le gambe.

Questi sono, allo stato attuale delle conoscenze, tra i più antichi esempi (certamente i meglio documentati) di pantaloni noti, e probabilmente molto vicini alla prima apparizione di questo indumento: i più antichi corredi tombali dello Xinjiang contengono indumenti diversi, ma non pantaloni. 

I corredi delle tombe M157 e M21 sono riferibili a guerrieri a cavallo, armati di scure e arco. 

I pantaloni sono realizzati in lana, piuttosto aderenti e specificamente pensati per l’uso a cavallo: l’inserto centrale consente infatti una divaricazione delle gambe estrema, decisamente superiore a quanto necessario per gli usuali movimenti, ma utile nella posizione del cavaliere.

Questo primo modello sembra venire successivamente affiancato da un altro tipo, in cui l’inserto centrale è a forma di losanga o rombo, presentatosi poi triangolare, alla vista, una volta piegato in due tra lato anteriore e posteriore dell’indumento. Questo tipo viene documentato da un altro reperto dalla stessa regione, ma proveniente dalla necropoli di Zaghunluq, nei pressi di Cherchen (da cui proviene una famosa mummia, che indossa pantaloni rosso scuro), che sembra essere databile con una certa affidabilità (dopo una prima attribuzione all’XI sec. a.C.) al periodo compreso tra il IX ed il IV secolo a.C. 

Successivi reperti dal contesto Scitico (cultura di Pazyryk, databile tra il V ed il III sec. a.C.) dai Monti Altai, presentano lo stesso modello, con inserto all’inforcatura di forma romboidale. In particolare i reperti di pantaloni scitici dell’Altai sono databili tra il V e la prima metà del IV secolo a.C.  e sono comparabili a quelli rinvenuti a Zaghunluq.

Successivamente si sviluppano modelli diversi, tra cui un esemplare di I-II sec. d.C. dalla Germania (Marx-Etzel), realizzato in un unico pezzo di stoffa rettangolare e i più noti esemplari di Thorsbjerg e Damendorf, (circa I -IV sec. d.C.) in cui la giunzione delle due parti per le gambe viene risolta con sistemi più complessi e con più parti di stoffa. Ma il modello con inforcatura a rombo sembra persistere nel tempo, con esemplari di epoca Unna (IV-V secolo) e successivi. 

Modello dei pantaloni da Marx-Etzel

Modelli di pantaloni Unni.

La nostra ricostruzione di pantaloni celtici

A seguito della nostra ricerca, e stante che mancano reperti riferiti allo specifico periodo che ci interessava, abbiamo optato per una forma che fosse un’interpolazione tra i modelli più antichi, sulla base dell’evoluzione storica apparente di questo abbigliamento.

Quindi abbiamo scelto il modello con l’inserto a rombo, in quanto almeno apparentemente più recente dei primi modelli con inserto a croce, e persistente ben oltre il periodo in oggetto (pantaloni unni), e quasi  sicuramente precedente a quelli più elaborati tipo Thorsberg e Damendorf.

 

 

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