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Dicembre 2019

La borraccia in terracotta o “fiasca del pellegrino”: un oggetto con una lunga storia. 1024 1024 Corrado Re

La borraccia in terracotta o “fiasca del pellegrino”: un oggetto con una lunga storia.

La borraccia in terracotta, anche conosciuta come “fiasca da pellegrino” – che si caratterizza per una forma del corpo tondeggiante ma dal profilo generalmente abbastanza stretto, dotata di un piccolo collo e spesso di piccole anse, da due a quattro – ha una storia molto lunga.

Fiasca nuragica da Posada (Sardegna), XII-IX sec. a.C. Tipologia di ispirazione vicino orientale (siriana e filistea), caratterizzata dalle 4 prese. In Sardegna questi recipienti sono noti anche in bronzo, la cui decorazione a “bardature ad intreccio” fanno ipotizzare che le fiasche in terracotta delle quali imitavano la forma fossero impagliate, sia per agevolarne il trasporto che per la conservazione del contenuto – che si suppone fosse vino.

L’origine della forma viene riconosciuta in prototipi di produzione orientale.  Già in ambito mesopotamico esistono infatti contenitori da viaggio per dissetarsi che mostrano la forma che, grosso modo, manterranno per oltre 2000 anni.

Fiasca del pellegrino da Ruinas (Sardegna), IX-VIII sec. a.C. Anche questa caratterizzata dalle quattro prese, questo particolare esemplare presenta una probabile traccia di scrittura. Per un approfondimento: http://maimoniblog.blogspot.com/2016/10/scrittura-metagrafica-e-scrittura.html

Diffusasi nel Mediterraneo occidentale – in Sardegna tra il XII e il IX sec. a.C., mentre nella Sicilia orientale tra la seconda metà dell’VIII sec. e il VI sec. a. C. – la fiasca da pellegrino attraversa pressoché tutte le epoche storiche e coinvolge tutta l’area del Mediterraneo.

Fiaschetta miniaturistica di Poggio Sommavilla (Collevecchio, valle del Tevere), VIII sec. a.C. Fiaschetta in miniatura utilizzata probabilmente come amuleto, di area falisco-veiente-capenate. Per un approfondimento: https://it.wikipedia.org/wiki/Fiaschetta_di_Poggio_Sommavilla

 

Fiaschetta apula, (Taranto, tomba a camera I di Viale Virgilio), terzo quarto del IV sec. a.C. Di forma lenticolare, in ceramica argentata decorata a rilievo con la protome di Artemis Bendis. La ceramica argentata, attestata soprattutto in ambiente canosino, dalla seconda metà del IV agli inizi del III sec. a.C. imita prototipi metallici. Per un approfondimento sulla ceramica argentata: https://journals.openedition.org/mefra/336?lang=es

In epoca romana vengono realizzate tipologie ben note dai reperti archeologici, prodotte principalmente in terra sigillata italica, ispanica e nelle numerose varianti della terra sigillata africana.

Fiasche da pellegrino in ceramica (Museo di Adria, RO). Insolita versione a vernice nera.

 

Fiasca di epoca romana imperiale con decorazione a rilievo (Izmir, Turchia).

Nel IV secolo d.C. si diffondono i pellegrinaggi di cristiani e con essi le fiasche da pellegrino legate ai santuari , tra cui risaltano particolarmente quelle a devozione dei martiri Mena e Tecla in Egitto.

Fiasca da pellegrino raffigurante San Menas proveniente dall’Egitto, ora conservata al Louvre, V-VII sec d.C.

Da allora le fiasche diventano anche una sorta di “souvenir” – o reliquiario – da riportare a casa come ricordo del pellegrinaggio.

Dopo la prima metà del XV secolo la fiasca da pellegrino divenne una tipologia frequente nel vasellame da mensa dei palazzi signorili. Vennero realizzate vere e proprie opere d’arte utilizzate principalmente per l’esposizione sulle credenze signorili.

Le borracce in terracotta di Res Bellica

Res Bellica ha sul suo catalogo diverse borracce. Ve ne proponiamo due. La prima, per la sua forma basica, inadorna e priva di anse,  può essere considerata una tipologia generica confrontabile con i modelli noti tra la prima età del ferro e l’età imperiale romana: Fiaschetta di Poggio Sommavilla,  fiaschetta apula da Taranto, fiasche di Adria e fiasca da Izmir.

La nostra seconda opzione è una borraccia in ceramica con quattro anse, che ricorda sia i modelli più antichi ascrivibili alla prima età del ferro, tanto i successivi modelli di epoca imperiale romana.

 

Elmo tipo Burgh Castle (2)
Gli elmi ad arco tardoantichi 938 1030 Mattia Caprioli

Gli elmi ad arco tardoantichi

Alla fine del III sec. d.C., nel mondo romano fa la sua comparsa una tipologia di elmi che sarà prodotta e utilizzata almeno fino quasi alla fine del V sec.

Si tratta dei cosiddetti “elmi ad arco”, in inglese “ridge helmets”: nomi che derivano dalla banda centrale rialzata che unisce le due semicalotte che compongono l’elmo.

Molto spesso, questi elmi vengono considerati di minor qualità e meno robusti dei precedenti elmi a calotta in un unico pezzo (es. tipi Weisenau, Niedermömter e Niederbieber), particolarmente per quanto concerne i modelli di elmo ad arco più “leggeri”, ma tali considerazioni non sono del tutto esatte.

Elmo ad arco “leggero”, tipo Intercisa I

Infatti, in generale le varie tipologie di elmo ad arco vanno a proteggere le stesse aree dei modelli precedenti, e anzi in certi casi forniscono una protezione anche maggiore – è il caso di quegli elmi ad arco “pesanti” che presentano, oltre a paragnatidi particolarmente coprenti, anche una protezione per il naso.

In più, che gli elmi ad arco siano meno robusti dei modelli precedenti per il fatto di essere composti da più parti non corrisponde del tutto al vero. Infatti, una calotta realizzata in un unico pezzo presenta comunque degli inevitabili punti di assottigliamento, dovuti alla lavorazione del metallo. Una calotta composta in più parti invece minimizza questo problema, e la banda rialzata centrale rende estremamente robusto il punto più sottoposto ai colpi – inoltre, alcune tipologie di elmo ad arco presentano ulteriori piastre laterali di rinforzo, che vanno ad aumentare la robustezza della calotta.

 Elmo ad arco “pesante” del tipo Burgh Castle.

È ormai generalmente accettata l’ipotesi che gli elmi ad arco abbiano origine in Oriente, lungo l’area di frontiera tra l’impero romano e quello persiano sasanide. Ne sarebbe una prova quello che è stato identificato come il “prototipo” degli elmi ad arco, un elmo probabilmente sasanide rinvenuto a Dura Europos, datato alla seconda metà del III sec.

Gli elmi ad arco si dividono in due macrocategorie principali: una “leggera” e una “pesante”. La prima è caratterizzata da paragnatidi relativamente strette, a copertura delle sole guance, e dall’assenza di una protezione per il viso, mentre gli elmi della seconda tipologia normalmente hanno paragnatidi decisamente più coprenti e un nasale. Gli elmi ad arco “leggeri” sono stati anche classificati come elmi da fante, mentre quelli pesanti sarebbero da identificare come elmi da cavaliere; tuttavia, anche se alcuni elmi ad arco “pesanti” sono sicuramente appartenuti a reparti di cavalleria – lo sappiamo direttamente da iscrizioni presenti su alcuni elmi –, non esiste in realtà nessun elemento concreto per il quale si possa operare una distinzione tanto netta.

Mentre generalmente i tipi “leggeri” presentano fori auricolari, i tipi “pesanti” più spesso ne sono del tutto privi. Esistono però anche le vie di mezzo: gli elmi ad arco di tipo Coblenza presentano infatti delle piastre forate in corrispondenza delle orecchie, unendo così l’efficacia protettiva alla possibilità di udire chiaramente.

Diversi esemplari mostrano decorazioni di vario tipo: argentatura o doratura delle superfici metalliche, decorazioni incise o punzonate (tanto sulla calotta che sulle paragnatidi), rivetti posti sulla calotta e sulla cresta centrale e, negli esemplari più ricchi, inserzioni di pietre preziose.

Un altro modo con il quale gli elmi ad arco potevano essere decorati era per mezzo di creste, sia organiche – come testimoniato almeno dall’iconografia – che, particolarmente nel IV secolo, metalliche. Queste ultime presentavano assai spesso una piccola piastra decorativa frontale, sul quale era presente il cristogramma.

Un elmo ad arco con cresta metallica e piastra frontale recante il cristogramma.